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L'alfabeto gotico

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Rassegna stampa
lunedì 10 settembre 2007

Il gotico era una lingua indoeuropea oggi estinta, precisamente la lingua germanica di più antica attestazione, escludendo alcune iscrizioni norvegesi in rune. I più antichi documenti in gotico risalgono infatti al III secolo. Essendo la lingua parlata dai Goti, era presente nelle regioni europee da loro occupate (Europa dell'est, Balcani, Italia, penisola iberica), ma non si diffuse mai tra la popolazione di origine latina, tanto che quando le fortune dei Goti cominciarono a declinare, venendo militarmente sconfitti dai Franchi e culturalmente assimilati alla società latino-cristiana, oppure isolati geograficamente, anche la loro lingua lentamente sparì. Nella penisola iberica (regno dei Visigoti) e in Italia (ex dominio degli Ostrogoti) sopravvisse fino all’VIII secolo, mentre le ultime attestazioni risalgono al IX secolo nell’area del basso Danubio e in isolate regioni montane della Crimea. Ma già allora il gotico si era modificato, e quello che venne tramandato in isolate comunità ancora per qualche secolo non era più la lingua originaria.

 

L’alfabeto gotico è stato studiato tenendo come riferimento soprattutto la Bibbia trascritta dal greco dal vescovo goto Wulfila nel IV secolo, prima ancora che venisse tradotta in latino. Wulfila fu il leader di una comunità cristiano-ariana di visigoti nella provincia romana di Moesia (moderna Bulgaria). Si ritiene che probabilmente l’alfabeto scritto utilizzato da Wulfila fu elaborato dallo stesso vescovo nell’intento di trasferire in scrittura la lingua gotica, per permettere ai membri della propria comunità di leggere la Bibbia. Secondo alcuni studiosi il gotico derivò quindi esclusivamente dall’alfabeto greco; altri invece rilevano l’origine latina e runica di alcune lettere gotiche.

 

Questa scrittura conserva molte caratteristiche arcaiche dell’indoeuropeo che non sono sempre riscontrabili nelle moderne lingue germaniche, in particolare il ricco sistema di declinazione indoeuropeo. Il gotico possedeva nominativo, accusativo, genitivo e dativo come casi, come anche tracce di un caso vocativo che era a volte identico al nominativo altre all’accusativo. In questo aveva analogie anche, tra l’altro, col greco e il latino. I tre generi dell’indoeuropeo erano tutti presenti, incluso il genere neutro del tedesco moderno e dell’islandese e per certi versi dei moderni olandese, danese, norvegese e svedese. I sostantivi e gli aggettivi erano flessi secondo uno dei due numeri: singolare e plurale.

 

Era particolarmente importante nel gotico (ed è presente tuttora nelle lingue germaniche) la divisione dei sostantivi tra quelli di declinazione debole (di solito quelli la cui radice termina con una n) e quelli di declinazione forte (quelli la cui radice termina in vocale o con un suffisso flessivo che indica un pronome). Mentre un sostantivo poteva appartenere solo a una di queste due classi, alcuni aggettivi potevano essere declinati sia secondo la declinazione debole che secondo quella forte, secondo il loro significato. Un processo simile si ritrova, per esempio, in tedesco e svedese, dove gli aggettivi sono declinati non solo secondo genere e numero, ma anche secondo la forma determinata/indeterminata.

 

Molte delle lettere dell’alfabeto gotico derivano direttamente da quello greco, mentre alcune sono originali in quanto servivano a esprimere la fonologia gotica: precisamente i fonemi /j/, /u/ (che in greco è invece scritto con un dittongo, ou), /hu/ e /q/. Mentre i caratteri che identificano i fonemi /r/, /s/, /f/ sono di derivazione latina. Ecco qui di seguito una tabella con i caratteri gotici, e accanto i loro nomi, le lettere attuali corrispondenti e la loro trascrizione fonetica.

 

 

Infine una curiosità: oggi i caratteri dell’alfabeto gotico antico stanno andando di moda, pare, tra gli appassionati di tatuaggi. Forse per le loro forme arcaiche ed enigmatiche, che fanno molto lingua fantasy. Mentre in realtà sono stati gli scrittori fantasy ad attingere, almeno in parte, ai caratteri di queste lingue antiche. Corsi e ricorsi della storia?


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